Chiesa di Santa Maria de' Centurelli
In uno dei periodi di maggior importanza dei tratturi, si costruirono lungo il loro percorso le cosiddette chiese pastorali. Siamo nel 1500 e S. Maria dei Centurelli (già detta Cintorelli, Sciantarelli, Incerulae…..) sorse lungo il percorso tratturale dove avvenne una biforcazione. Il ramo principale, che proseguiva per l’altopiano delle Cinquemiglia e quindi verso il Tavoliere seguendo in gran parte il tracciato della via Claudia Nova, si diramò in un ramo secondario che, valicando le ultime propaggini meridionali della catena del Gran Sasso, si affacciò nel versante nord-est verso l’area casauriense. La chiesa di Centurelli sorse quindi in un luogo strategico, che rivestiva grande importanza e giustifica perciò la dimensione dell’edificio. Le fonti storiche ci narrano di una piccola chiesetta dei “Fratelli della Cintura” che esistette fino al 1502. A seguito di un miracolo avvenuto sul luogo, ma di cui non si hanno notizie certe, fu iniziata la costruzione della grande chiesa, completata nell’anno 1561.
La vitalità religiosa del tempio è sempre stata legata alla transumanza e si è mantenuta fino a quando questa rappresentò un aspetto economico importante per le genti abruzzesi. L’unità d’Italia, sul finire dell’800, comportò nuovi modelli di sviluppo e la pastorizia andò pian piano perdendo la sua peculiarità. Già nel 1877, nell’anno dell’ultima visita pastorale di mons. M.L. Filippi, la chiesa risultava in abbandono e fu successivamente interdetta al culto: una prima volta il 25 luglio 1905 e definitivamente il 19 aprile 1935. Una delle due campane è ora conservata nel campanile della parrocchiale S. Benedetto e si narra che vi sia stata portata dal caporcianese Bernabei Fonzi per sottrarla ai briganti che infestavano la zona. La facciata del maestoso edificio è a coronamento orizzontale, sul tema delle più famose chiese aquilane. Timidamente rinascimentale, legata agli schemi iconografici degli edifici minori dei secoli XV e XVI, ha similitudini con la facciata di S. Giusta di cui ricalca le lesene angolari e la cornice che ne interrompe l’altezza e separa il portale dall’oculo del rosone. Anche in S. Pietro, S. Marciano e S. Silvestro, trova illustri precedenti che certamente ne hanno ispirato le fattezze. A differenza degli edifici aquilani, la chiesa dei Centurelli ha un marcato slancio verticale appena smorzato dal cornicione sbalzante a doppio fregio.
Portale –
Il
portale, realizzato nel 1558 sul finire della costruzione del tempio, non
trova analogie con quelli aquilani. Piccole lesene scanalate e colonnine
tonde sorreggono un architrave modanato ed una lunetta sormontata da un
archivolto di scarico. Ai fianchi due piccole lesene sostengono la
trabeazione che reca incisa la data di costruzione e sul fianco destro si
addossa alla cappella del transetto, un caratteristico porticato voltato,
dai grossi pilastri squadrati e dalle basse archeggiature a piano sesto. Un
portalino simile a quello di facciata ma di dimensioni ridotte è addossato a
questo corpo. In alto, tre monofore ad arco semicircolare danno luce
all’interno. L’abside, di forma stranamente allungata è concluso con forma
poligonale ed una monofora. L’altro fianco, che guarda verso S. Pio, è assai
semplice e ricalca il fianco opposto; ha anch’esso tre monofore e un
portalino uguale a quello del fianco destro. Un’unica lesena, scandisce lo
spazio della prima campata: La pianta a croce latina è definita da un’unica
navata e due cappelle laterali che formano i bracci del transetto con un
grande arco trionfale che incornicia l’altare di gusto barocco. Due
restauri, eseguiti sul finire degli anni ’50 e ’60, hanno preservato le
fattezze di una chiesa che conserva ancora intatto un suo fascino. Per il
frettoloso e moderno viandante, che percorre in automobile la vicina strada
statale ricalcante il tracciato della romana via Claudia, e poi del
tratturo, è motivo di interesse ammirare la vigoria di una simile
architettura che si staglia nel paesaggio rupestre.
Un provvidenziale intervento di
consolidamento e restauro, eseguiti in un primo tempo dal Provveditorato
alle Opere Pubbliche e quindi della Soprintendenza per i Beni Ambientali,
Architettonici e Storico-Artistici dell’Abruzzo nel corso degli anni
sessanta e settanta, ha scongiurato il crollo dell’edificio. Nel corso dei
lavori sono state consolidate ed eliminate le strutture fatiscenti,
ricostruito un nuovo tetto ed arrestato il processo di degrado. L’imponenza
dell’edificio e la magnifica cornice paesaggistica dell’intorno ne impongono
la conservazione attraverso auspicabili ulteriori interventi di restauro.